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ALBO GESTORI AMBIENTALI

IL RESPONSABILE TECNICO


IL RESPONSABILE TECNICO NELLA GESTIONE DEI RIFIUTI

(articolo pubblicato sulla rivista Consulting edita dalla GEVA edizioni)

Riprendiamo un'articolo inerente la figura del Respondabile tecnico nella gestione dei rifiuti. Pur essendo datato, puo' ancora contribuire ad approfondire l'argomento.

La figura del Responsabile Tecnico dell’Albo Gestori Ambientali riveste un ruolo indispensabile per le imprese che gestiscono rifiuti. Insostituibile per almeno due buoni motivi, entrambi sostanziali.
Il primo, perché la sua presenza all’interno dell’impresa è una condizione imprescindibile, per Legge .
Il secondo per ordine, ma non per importanza, è l’apporto di una  conoscenza tecnica ed amministrativa del settore tesa a tutelare il cliente nell’espletamento della propria attività, garantendo professionalità, qualità e valore aggiunto.
 
A distanza di anni dalla sua introduzione, ci sembra opportuno ricordare le tappe del suo percorso. Ripercorrendo i diversi passaggi, intervenuti sino ad oggi, si potrà forse comprendere meglio perché questa figura sia ancora così controversa e per certi versi sottovalutata.

Facciamo il punto.

Il tutto ha avuto inizio nel “non troppo” lontano 2001, più precisamente il 31 di dicembre.
Questa  data comportava l’obbligo per le imprese iscritte all’allora “Albo Nazionale delle Imprese che effettuano la gestione dei rifiuti”, oggi “Albo gestori ambientali”, di dimostrare i requisiti di qualificazione professionale dei responsabili tecnici. Con la Deliberazione 12 gennaio 2001, n. 1, l’Albo infatti prorogava definitivamente i termini di cui all’art. 1 della deliberazione 24 novembre 1999 (fissati inizialmente al 15 gennaio 2001).

L’impatto sulle imprese era stato superiore alle aspettative. Talmente forte da costringere moltissime aziende, giunte impreparate all’evento, a rincorrere disperate, quanto improbabili, richieste di proroga dei termini.

In quei frangenti valeva tutto. Anche perché la posta in gioco era importante ed ampiamente sottovalutata. In realtà la mancanza di un Responsabile Tecnico qualificato, per le imprese inadempienti, comportava il rischio di perdita delle autorizzazioni già ottenute. Il momento era veramente delicato anche perché, per rendere meglio il quadro della situazione, erano coinvolte  tutte le Imprese, da quelle di nuova costituzione a quelle già iscritte. I danni non si facevano attendere, soprattutto per le aziende che in qualche modo avevano già sottoscritto con la Clientela contratti di smaltimento pluriennali o si erano garantite appalti pubblici, ecc.

Nelle immediate vicinanze della scadenza si erano create sostanzialmente due scuole di pensiero.
La prima comprendeva quegli imprenditori prudenti e lungimiranti che, avvertendo quanto stava per accadere, ove necessario, si premuravano di frequentare i “pochi” corsi di formazione disponibili, prima che entrasse in vigore il nuovo disposto.
All’epoca, proprio perché la materia era relativamente nuova, solo alcuni Istituti si prestavano ad organizzare tali corsi. Spesso era necessario percorrere distanze non indifferenti pur di ottenere l’agoniato attestato.
La seconda (scuola di pensiero) percorreva il pericoloso ma caratteristico sentiero, tutto Italiano, di quelli che “tanto ci sarà un’altra proroga”, falsamente rassicurati e indirettamente fuorviati proprio  dall’esiguità di corsi disponibili.
 
La proroga non arrivava. Quindi, in fretta e furia, moltissime imprese erano costrette in molti casi a fare  ricorso a soggetti esterni, incaricandoli del ruolo di Responsabile Tecnico. Tali professionisti dovevano pertanto soddisfare i relativi requisiti, a quel punto divenuti obbligatori.

In questa frenesia spesso accadeva che l’Imprenditore, nella foga imposta da quella necessità indifferibile, pur di adeguarsi, affidasse l’incarico a personale con Lauree in lettere o lingue, oppure a Dirigenti non formati,  magari con scolarità ad indirizzo magistrale o classica. Accadeva anche di vedere società private o, peggio, organizzazioni di categoria, che mettevano a disposizione della Clientela un loro dipendente laureato, molte volte in economia e commercio, oppure un Commercialista, meglio se ultra settantenne, per molteplici incarichi ad imprese del settore.
Siccome in ogni momento di emergenza si salva chi può, in un certo senso si sono salvati, come sempre, i più “creativi”.
Il tutto, bene inteso, a “norma di Legge”. Certo, perché i requisiti professionali per accedere alla qualifica di RT contemplano tutte le fattispecie sopra citate.

Di fatto, a parziale sostegno di chi, incautamente, si era lasciato sfuggire la data dell’appuntamento, viene in aiuto una considerazione. La fine degli anni novanta coincideva, come periodo storico, ad una (molto) lenta presa di coscienza legata alle modalità di conduzione dei rifiuti, in modo particolare alla fase del trasporto. La gestione di questo momento non era stata ancora pienamente metabolizzata da parte degli operatori del settore. Complici  di questa disinformazione le istituzioni per prime, il mondo dei servizi alle imprese subito a ruota, non ultima la complessità della materia.
In realtà il sistema si era incrinato.

Da allora sono passati diversi anni, si sono susseguiti numerosi rinnovi delle autorizzazioni, ed è aumentato progressivamente il numero delle imprese che si sono iscritte all’Albo. Alle canoniche categorie 1,2,3,4,5 che  includono il comparto della raccolta e trasporto dei rifiuti speciali, pericolosi e non, avviati a recupero e a smaltimento, compresi i rifiuti urbani ed assimilati ecc., si sono aggiunte le nuove entrate. Con le relative delibere dell’Albo sono state attivate oltre alla cat. 6 (Gestione di impianti fissi di titolarità di terzi nei quali si effettuano le operazioni di smaltimento e di recupero di cui agli allegati B e C del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22.) , la cat. 9 (Bonifica di siti.), la cat. 10 (Bonifica di siti e beni contenenti amianto) ed ultima la Cat. 11, così ufficiosamente battezzata dagli operatori del settore anche se non ancora ufficializzata come tale (imprese che svolgono attività di raccolta e trasporto di propri rifiuti non pericolosi come attività ordinaria e regolare e le imprese che trasportano i propri rifiuti pericolosi al di sotto di 30 kg./lt. al giorno).

Il caso della “Categoria 11” ha lasciato molti degli addetti perplessi. In effetti, evitando lunghi e tediosi approfondimenti, il nuovo provvedimento di cui all’art. 212, comma 8, D.Lgs. n.152/2006, in pratica, esonera tout-court le imprese che svolgono attività di raccolta e trasporto di propri rifiuti dall’obbligo di dimostrare la capacità tecnica, oltrechè finanziaria. Come dire, per portare un esempio,  l’impresa edile che possiede un nutrito parco mezzi e senza distinzione alcuna, in possesso di semplici licenze conto proprio, è autorizzata per Legge al trasporto di tutti i propri rifiuti speciali non pericolosi (o pericolosi nel limite di 30 kg al giorno) sia verso impianti di recupero così come di smaltimento, senza limiti quali-quantitativi ed a seguito di una semplice comunicazione all’Albo, versando i soli diritti annuali.......

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ALBO GESTORI AMBIENTALI

IL RESPONSABILE TECNICO


UNA FIGURA PROFESSIONALE FONDAMENTALE....

(articolo pubblicato dalla GEVA edizioni)

Ulteriori approfondimenti sulla figura del Respondabile tescnico nella gestione dei rifiuti sono reperibili in questo articolo, anch'esso datato ma ancora attuale.

La nomina e la conseguente presenza della figura professionale del Responsabile tecnico all'interno delle Imprese di gestione ambientale è condizione indispensabile e dunque meritevole di attenta e puntuale attenzione legislativa. Eppure ancora oggi poco convince dell'intervento legislativo a riguardo.

Nel 2006, cioè quindici anni dopo la prima introduzione della figura del responsabile tecnico, il Legislatore ha emanato un Testo Unico Ambientale - D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 - ed in esso non ha ritenuto né necessario né opportuno o semplicemente utile tornare nuovamente sulla figura del Responsabile tecnico per dare completezza o anche solo maggior chiarezza alla disciplina che lo riguarda. Il Legislatore, nel suo ultimo intervento in materia ambientale, si è limitato a dei meri richiami indiretti e "di passaggio" al Responsabile tecnico li dove ha invece riaffrontato ed ancora - qui sì - rivisitato la normativa inerente l'Albo nazionale gestori ambientali; più precisamente, il Legislatore si è limitato ad esonerare "le imprese che esercitano la raccolta e il trasporto dei propri rifiuti non pericolosi come attività ordinaria e regolare nonché le imprese che trasportano i propri rifiuti pericolosi in quantità che non eccedano trenta chilogrammi al giorno o trenta litri al giorno" dall'obbligo di prestare garanzie finanziare di cui al comma 7 della medesima disposizione nonché dall'obbligo di nominare il responsabile quale condizione per l'iscrizione all'Albo nazionale gestori ambientali, iscrizione per ottenere la quale è per tali soggetti sufficiente una semplice richiesta scritta alla sezione dell'Albo regionale territorialmente competente non soggetta a valutazione relativa a capacità finanziaria e a idoneità tecnica (art. 212, comma 8, D.Lgs. n.152/2006).

Un mero, isolato richiamo indiretto - e nulla più - ad una figura nelle ipotesi su enunciate non imposta, non richiesta, "bypassata"; non una riforma, non un'integrazione, non un intervento modificativo, interpretativo o anche solo esplicativo che la possa riguardare. Il Legislatore si è così dichiarato ampiamente soddisfatto della precedente normativa in materia di Responsabile tecnico implicitamente confermandola.

La realtà ci dice ben altro ... Specializzato, altamente competente, necessariamente dotato di capacità tecniche, il Responsabile tecnico potrebbe essere tutto e niente all'interno di untAzienda, capo e inserviente, esperto e incompetente, oggettivamente responsabile di ciò che soggettivamente non ha commesso. Il ruolo del Responsabile tecnico dovrebbe essere oggi quello di verificare la correttezza delle procedure della gestione dei rifiuti, I'adeguamento tecnico alle migliori tecnologie disponibili, la funzionalità dei mezzi utilizzati, la corretta formazione del personale alle operazioni di gestione dei rifiuti.

Dovrebbe quindi egli avere capacità tecniche, organizzative, manageriali, formative. Dovrebbe insomma essere un pluri-laureato spaziante in più discipline tra loro distinte e spesso divergenti. Eppure può essere sufficiente un diploma di scuola media inferiore - pur se adeguatamente integrato con formazione ad hoc ed esperienza - per poter svolgere la mansione di Responsabile tecnico.

La normativa vigente non fa alcuna discriminazione - perlomeno in via generale - fra i diversi tipi di diploma o di laurea così come per la partecipazione ai corsi di formazione è sufficiente aver frequentato la scuola dell'obbligo. Si può verificare che, per alcune categorie e classi di iscrizione, la laurea (magari proprio quella in ingegneria ambientale) venga equiparata all'attestato conseguito dal diplomato dopo aver partecipato ad un corso di formazione della durata di sole 56 ore; questo vuol dire che un diplomato può essere ritenuto qualificato quanto - se non più - di un laureato: la differenza sta tutta, quindi, nel corso di formazione e nell'esperienza maturata. Già, l'esperienza maturata, altra contraddizione da risolvere ...

Ai fini dell'iscrizione prevista per le diverse categorie e classi di attività, l'esperienza richiesta al Responsabile tecnico è quella acquisita come titolare di Impresa operante nel settore di attività per la quale si chiede l'iscrizione (come Responsabile tecnico o direttore tecnico di attività per la quale si chiede l'iscrizione, o come dirigente tecnico con responsabilità inerenti il settore di attività per le quali si chiede l'iscrizione. Perfetto, chiarissimo! Ma se per quel settore di attività nella quale opera l'Impresa dalla quale si vuole essere nominati Responsabile tecnico 'anelato ruolo' rappresenta una "novità", mai previsto ne inserito prima nell'organigramma aziendale, che si fa? Manca l'esperienza e, stando alla legge, non la si può neanche fare, essendo privi di uno dei requisiti base. Per il momento non si sa come uscire da questo ed altri circoli viziosi ...

[Alessandra TUCCI- Nicola G. GRILLO]

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RESPONSABILE TECNICO ALBO GESTORI AMBIENTALI

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Requisiti del RESPONSABILE TECNICO
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Art. 12 - Decreto 3 giugno 2014 n. 120- In vigore dal 7 settembre 2014

1. Compito del responsabile tecnico è porre in essere azioni dirette ad assicurare la corretta organizzazione nella gestione dei rifiuti da parte dell’impresa nel rispetto della normativa vigente e di vigilare sulla corretta applicazione della stessa.

2. Il responsabile tecnico svolge la sua attività in maniera effettiva e continuativa ed è responsabile dei compiti di cui al comma 1

3. Il Comitato nazionale può disciplinare più nel dettaglio i compiti e leresponsabilità del responsabile tecnico.

4. I requisiti del responsabile tecnico consistono in:
a) idonei titoli di studio;
b) esperienza maturata in settori di attività per i quali è richiesta l’iscrizione;
c) idoneità di cui all’articolo 13 (verifica).

Vecchia definizione

Il responsabile tecnico  E’ responsabile delle scelte di natura tecnica, progettuale e gestionale che garantiscono il rispetto delle norme di tutela ambientale e sanitaria, con particolare riferimento alla qualità del prodotto e della prestazione realizzata e del mantenimento dell’idoneità dei beni strumentali utilizzati.”

Al responsabile tecnico vengono richiesti requisiti differenti in base alla categoria dell'albo nella quale l'impresa chiede l'iscrizione (o è iscritta) e alla relativa classe. Secondo i casi, i requisiti consistono in titoli di studio, corsi di formazione, acquisizione di esperienza.

L' esperienza richiesta al Responsabile Tecnico deve essere maturata nel settore di attività inerente alla gestione dei rifiuti nell'ambito del quale l'impresa intende operare.
 
I ruoli che consentono di maturare l'esperienza, secondo quanto previsto dalla deliberazione del Comitato nazionale dell'Albo Nazionale Gestori Ambientali in data 16.7.1999, sono esclusivamente i seguenti:

- titolare d’impresa operante nel settore di attività per la quale si chiede l’iscrizione;
- responsabile tecnico o direttore tecnico di attività per la quale si chiede l’iscrizione;
- dirigente tecnico con responsabilità inerenti al settore di attività per il quale si chiede l’iscrizione

Vecchi requisiti

TABELLA REQUISITI CATT. 1,2,3,4,5,8
http://www.globconsult.it/documents/albo/rt_requisiti_12345.pdf

TABELLA REQUISITI CATT. 9
http://www.globconsult.it/documents/albo/rt_requisiti_9.pdf

TABELLA REQUISITI CATT. 10A, 10B
http://www.globconsult.it/documents/albo/rt_requisiti_10.pdf

Nuovi requiditi

Nuovi requisiti RT Albo - Del. n. 6 del 30052017


Nota a REQUISITI RESPONSABILE TECNICO CATEGORIA 8

I ruoli che consentono di maturare l'esperienza, secondo quanto previsto dalla deliberazione del Comitato Nazionale del 15.12.2010 n. 2 sono i seguenti:

- il legale rappresentante dell'impresa e, comunque, chi ha la responsabilità della gestione della stessa

- un lavoratore dipendente anche a tempo parziale
- un socio della società purché prestatore d'opera all'interno dell'impresa
- un professionista esterno all'organizzazione dell'impresa che ricopra lo stesso incarico per non più di dieci imprese iscritte all'Albo (nota: vedere sentenza della Corte di Cassazione)

Nota a REQUISITI RESPONSABILE TECNICO CATEGORIA 9
(BONIFICA DI SITI)
 
Titoli di studio

I titoli di studio riconosciuti idonei ai fini del conseguimento del requisito ai sensi della deliberazione comitato nazionale albo nazionale gestori ambientali in data 11.5.2005, art. 2, comma 1, sono:

a) diploma di geometra o di perito industriale o di perito tecnico o di perito chimico o di perito edile  
b) diploma di laurea in ingegneria o in chimica o in scienze geologiche
c) diploma universitario o laurea breve in ingegneria o in chimica o in scienze geologiche
d) corso di formazione

la circolare del comitato nazionale albo nazionale gestori ambientali n. 1943 del 22.12.2005 ha riconosciuto la validità a questo proposito anche della laurea in scienze ambientali.
la stessa circolare ha inoltre dato una chiave di lettura relativamente alla legenda in calce alla tabella dei requisiti richiesti per il responsabile tecnico della categoria 9. in proposito, con riferimento ai titoli di studio, è stato infatti precisato quanto segue:

l = laurea specialistica quinquennale o diploma di laurea ai sensi del previgente ordinamento universitario;
du = laurea triennale o diploma universitario triennale ai sensi del previgente ordinamento universitario.

Esperienza

la deliberazione del comitato nazionale dell´albo nazionale gestori ambientali in data 12.12.2001, all´allegato f, dispone che gli anni di esperienza richiesti ai fini della nomina a responsabile tecnico debbano essere "comprovati con idonee attestazioni di esecuzione di interventi di bonifica, rilasciate dal committente o dalla stazione appaltante, per un importo complessivo pari ad almeno il 40% del limite inferiore della classe richiesta per l’iscrizione".

In proposito con la circolare n. 1650 del 28.10.2005, il comitato nazionale dell'albo gestori ambientali ha specificato che:

- il limite inferiore non esiste per la classe “E” che è la classe d’accesso nella categoria 9;
- nei casi in cui le attestazioni in questione non riportano il nominativo della persona che deve dimostrare il requisito, le stesse devono essere integrate con dichiarazioni sostitutive dell’atto di notorietà sottoscritte dal legale rappresentante dell’impresa che ha eseguito la bonifica e attestanti che la persona di cui trattasi ha ricoperto uno dei seguenti ruoli:
- titolare dell’impresa;
- responsabile tecnico o direttore tecnico;
- dirigente tecnico con responsabilità inerenti al settore.

La circolare n. 1943 del 22.12.2005 ha visto da parte del comitato nazionale dell'albo una specificazione circa il criterio da adottare per il computo degli anni di esperienza richiesti al responsabile tecnico.
Al riguardo viene infatti chiarito quanto segue:

- per ogni anno di esperienza richiesto deve essere dimostrata l'avvenuta esecuzione di almeno un intervento di bonifica;
- gli interventi in corso di esecuzione o eseguiti per periodi superiori ad un anno vengono considerati validi per ciascuno degli anni interessati dagli interventi stessi;
- resta fermo quanto già disposto con la deliberazione del comitato nazionale dell'albo in data 12.12.2001 per cui il valore totale degli interventi di bonifica deve raggiungere almeno il 40% del limite inferiore della classe di iscrizione (disposizione non riguardante la classe e).

Nota a  REQUISITI RESPONSABILE TECNICO CATEGORIE 10
(bonifica di siti e beni contenenti amianto)

L’esperienza del responsabile tecnico per la categoria 10 deve essere acquisita con le stesse modalità indicate per le categorie dalla 1 alla 8.
La circolare del comitato nazionale dell’albo nazionale gestori ambientali n. 3413 in data 1.6.2004, precisa però che, quando viene maturata come direttore tecnico o dirigente tecnico, l’esperienza può essere dimostrata mediante la presentazione di:

Copia “dei piani di lavoro inviati all’azienda sanitaria locale ai sensi dell’art. 34 del d. lgs. 15.8.1991 n. 277, dai quali risulti che il soggetto interessato ad assumere la funzione di RT è in possesso di abilitazione rilasciata ai sensi dell’art. 10, comma 1, lett. b) del d.p.r. 8.8.1994”;

oppure

copia “della notifica preliminare di cui all’art.11 del d. lgs. 14.8.1996 n. 494, relativa a cantieri ove sono effettuati anche interventi di bonifica di beni contenenti amianto. da tale notifica preliminare deve risultare che il soggetto interessato ad assumere la funzione di RT è designato quale coordinatore per l’esecuzione dei lavori di cui all’art. 2, comma 1, lett. e) del suddetto decreto legislativo”.

al fine del conteggio degli anni di esperienza, deve essere comprovato almeno un intervento di bonifica effettuato o ultimato nel corso dell’anno solare.

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